allarme casa

allarme per casa: guida all’acquisto

Come è fatto  un allarme per casa

Oggigiorno ogni abitazione dovrebbe essere dotata di un allarme per casa. La sicurezza casa è infatti una condizione indispensabile per garantire la tranquillità delle persone sia quando ci si allontana per lungo tempo, come può accadere in estate per le vacanze, sia anche di notte.

Un’intrusione da parte di un malintenzionato, oltre a essere pericolosa per i beni custoditi in casa, può anche rappresentare un rischio per l’incolumità delle persone.

Gli impianti d’allarme per la casa sono essenzialmente di due tipi:
– sistemi filari
– sistemi wireless.

L’allarme per casa senza fili si sta molto diffondendo negli ultimi tempi perché la tecnologia si è evoluta e consente di superare facilmente alcuni inconvenienti molto diffusi in passato, come la generazione di falsi allarmi.

Qualunque sia il sistema che scegliate, comunque, un impianto antifurto è sostanzialmente composto sempre dagli stessi elementi, solo collegati tra loro con modalità diverse. Essi sono:
– la centrale
– i sensori
– le sirene.

Vediamo più nel dettaglio caratteristiche e funzioni di ciascuna di queste componenti.

La centrale di un allarme per casa

allarme casa

La centrale è il cervello di un allarme casa, funziona tramite un processore che consente di ricevere ed elaborare i segnali inviati dalle altre periferiche e di far scattare l’allarme.

Di solito una centrale presenta:
– un display sul quale leggere le informazioni
– una tastiera sulla quale digitare i comandi.

Le centrali più evolute funzionano alla frequenza a 868 Mhz, una frequenza radio dedicata ai sistemi antintrusione e a pochi altri dispositivi (ma non unicamente agli antifurto, come erroneamente si crede).

La frequenza a 433 Mhz è invece dedicata a molti più dispositivi, come i telefoni cordless, i telecomandi per cancelli automatici, ecc. ed è più facilmente attaccabile. L’uso della frequenza più alta può quindi diminuire il rischio di manomissioni ma non escluderlo del tutto, come avviene con i sistemi a doppia frequenza 433 + 868 Mhz.

In questo caso infatti un eventuale disturbo su una delle due frequenze non impedisce all’altra di continuare a funzionare.

Una centrale evoluta deve però essere dotata anche di altre funzioni importanti. La supervisione, ad esempio, consente un monitoraggio periodico per controllare tutte le componenti, verificarne il corretto funzionamento, gli eventuali tentativi di sabotaggio o lo stato di carica delle batterie.

Ogni impianto d’allarme deve avere un elemento nel proprio segnale radio che lo distingua da eventuali altri sistemi presenti nelle vicinanze, per evitare interferenze. Il segnale deve quindi essere adeguatamente codificato e criptato per poter essere riconosciuto solo dalla propria centrale. Si usano pertanto dei codici digitali composti da un certo numero di bit, preprogrammati in fase di produzione o programmabili in loco mediante un tastierino o delle levette.

I sistemi più innovativi consentono di programmare migliaia di combinazioni, mentre quelli più obsoleti, attivabili con delle levette, offrono un massimo di 8 combinazioni, facilmente decodificabili e soggette quindi a interferenze.

Una buona centrale è dotata anche della funzione antijamming, quella cioè che impedisce l’oscuramento della trasmissione radio. Una centrale con questo sistema infatti fa scattare l’allarme in caso di tentativo di jamming.

I sensori di un allarme per casa

Un impianto di allarme per casa è composto da diversi tipi di sensori:
– sensori porte – finestre
– sensori di movimento interno
– sensori di movimento esterno.

I sensori porte – finestre sono detti anche sensori perimetrali interni.
Essi vengono montati mediante un biadesivo o avvitati con delle viti su porte e finestre. Nel momento in cui si registra un tentativo di apertura dell’infisso, viene fatto scattare l’allarme.

I sensori di movimento interno sono denominati anche sensori volumetrici e vanno collocati in punti strategici all’interno della casa.
Essi rappresentano i veri e propri occhi del sistema perché permettono di registrare la presenza di un intruso nell’ambiente.

Il loro funzionamento può avvenire in base a diverse tecnologie:
– quelli a infrarosso registrano la variazione di temperatura all’interno di un ambiente; nel caso di un intruso, questa variazione è dovuta alla temperatura del corpo umano
– quelli a microonde rilevano invece la presenza di movimenti e offrono un elevato grado di protezione
– quelli a doppia tecnologia (infrarosso + microonde) sfruttano entrambe le tecnologie, per cui l’allarme scatta nel caso in cui si registri sia un movimento che una variazione di temperatura; sono molto utili per scongiurare i falsi allarmi.

I sensori di movimento esterno registrano la presenza di intrusi all’esterno dell’abitazione e fanno scattare l’allarme. Sono utilizzati nella cosiddetta funzione notturna, quella che si può attivare mentre si è in casa.
Come i sensori interni, possono funzionare con la tecnologia a infrarosso, con quella a microonde o con entrambe.

I sensori per esterno più diffusi sono i seguenti:
sensori volumetrici per esterno, utilizzati per proteggere finestre, balconi e giardini
sensori volumetrici a barriera per esterno, costituiti da barriere di raggi infrarossi che fanno scattare l’allarme se interrotti. Sono utilizzati per proteggere le recinzioni perimetrali.

Le sirene di un allarme per casa

Le sirene dell’allarme antifurto sono divise in due tipologie, distinte in base al loro posizionamento:
– la sirena interna
– la sirena esterna.

La prima è posizionata all’interno dell’abitazione e nel caso di impianti wireless (senza fili) si può trovare incorporata nella centrale.

La seconda suona all’esterno dell’abitazione in caso di allarme in modo da allertare il vicinato e disturbare l’intruso.
Alcune di esse hanno anche un segnalatore luminoso che consente alle forze dell’ordine di identificare più facilmente l’edificio attaccato.

Allarme per casa prezzi

Il costo di un allarme per casa dipende da vari fattori e naturalmente dalla tipologia di impianto scelto, potendo variare entro un range di prezzo piuttosto elevato.

Se consideriamo il costo di qualche migliaia di euro per un impianto antifurto filare messo in opera da un installatore, possiamo scendere poi a poche centinania di euro nel caso di un kit installabile in modalità fai da te.

Nel primo caso infatti bisognerà aggiungere al costo del materiale quello della manodopera più quello dei lavori edilizi necessari per completare il lavoro.
Un kit allarme casa, invece, consente di azzerare il costo della manodopera e in più, on line si può acquistare direttamente dal produttore, evitando i ricarichi dei negozianti.

Qualunque sia la cifra spesa, comunque, l’intervento può essere sempre detratto al 50% dall’Irpef, rientrando tra i mezzi da mettere in atto per difendersi dal compimento di atti illeciti.
Quindi, anche il solo acquisto del materiale da installare fai da te è detraibile, purché si rispettino le prescrizioni previste dall’Agenzia delle Entrate per usufruire dell’agevolazione fiscale.

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